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Paris Prêt à Manger
By Claudia | January 11, 2010 | 2,514 visite

Tutto quello che si può scoprire in un solo giorno girovagando per Parigi.
Ma partiamo dall’inizio. Parigi, sempre Parigi solo Parigi. Di scuse ce ne sono sempre per andare stare mangiare… Quante volte?
Banale? Scontato?
E’ stata diversa stavolta?
Diversa location, diversa ambientazione diversa ospitalità.
Nuove occasioni.
E soprattutto per una volta provare l’ebbrezza di essere ospitata nel 16 arrondissement. No aspetta, forse era il 18 arrondissement ?

Amore non mi guardare così con quel musino. Allora è vero…. non ho capito ancora nulla!
Ma il bello è tutto li.
Beata ignoranza.
Riuscire ancora a girare con la vena esplorativa dell’ignoto ma una certa tranquillità e fermezza di una superficiale conoscienza della città.
Dunque dunque, mai provato l’ebbrezza di arrivare a Parigi, carica di valige speranze e sonnolenza areoportuale ed arrivare alla fermata del metrò di Barbès – Rochechouart quando l’Algeria ha appena vinto la partita?
Dopo questo, c’è mastercard.
L’aria fresca invernale, la luce della ville lumiere, la preziosa accoglienza di Bianca, dormire con il gatto sul divano, il parquet rumoroso…. risvegliano assopiti e quasi dimenticati ricordi fotografici che si perdevano nella notte dei tempi. E mi ritrovo a cercare di fare foto già viste e omaggi solo per provare l’ebbrezza del momento.

Sarà mica stato il fugace e fortuito scontro al 104 di rue d’ Aubervilliers?
Basta trasformare l’enorme ed antico mortuario parigino in un laboratorio d’arte di tre piani, gratuito, con trenta atelier e 40mila metri quadri e magari mettere all’ingresso una vecchia macchina di fototessere in bianco e nero. Irresistibile.
Imperdibile, indimenticabile.
Ma non perderò certo di vista lo scopo primario della permanenza parigina,non sia mai. Inutile fingere, siamo qui per magiare, scrutare e assaporare Parigi.
Dunque si diceva santa ospitalità di Bianca e le cene improvvisate nella dimora a Barbès – Rochechouart, 18e arrondissements de Paris.
Ed anche stavolta è un attimo: esiliati gli innumerevoli buoni propositi di cultura e società preposti prima della partenza, per far sfumare tutto serve saussisson, baguette e fromage.

Basta davvero così poco?
Si.
Un pezzo di baguette e un pezzo di saussisson innaffiato di vino per sentire una musichina che risuona nelle orecchie, e la mattina dopo ti fa alzare con un dolce pensiero martellante: Paris Pret a Manger.
Ottimo.
Tutto ricomincia.
Che il delizioso scempio abbia inizio allora.
Sole, scarpe comode, fame ancestrale, borsa capiente, occhi ingordi. Serve altro?
Al bando capillari cartine e indicazioni puntuali, Parigi è pur sempre Parigi: a nulla servono info dettagliate sul dove e come… ci si perde nel dolce girovagare perchè è giusto così, c’è sempre un nuovo angolo è da scoprire ed ogni tarte au citron ha una sapore dieverso, sempre nuovo sempre meravigliosamente arrendevole.
Come la prima volta.

Abbagliata dalla quatità di zucchero e chocolat assimilata nelle prime ore del mio girovagare, ho avuto la visione. L’apparizione e la successiva conversione allo shopping compulsivo è avvenuta al 13 Rue Montmartre, precisamente Mora, l’équipement au service de la gastronomie.
Solo chi ha dentro di sé un’anima da vero foodie può capire cosa si prova: scaffali su scaffali di pirottini, atrezzi, teglie, spatole, di ogni forma colore e dimensione. Il paradiso dei muffin, il regno dei coltelli, la prateria delle decorazioni possibili. Solo chi c’è stato sa e non torna più indietro.
Beata ignoranza.
Tra quelli scaffali ti senti al centro del mondo pronto ad intorrogare l’oracolo sul tuo futuro, con riverenza mista a timore promettendo di fare del tuo meglio per essere all’altezza di tutto quel ben di Dio.
E’ una promessa, ed io l’ho fatta davanti al reparto dei pirottini di carta per muffin, correndo poi a festeggiare l’avvenuta conversione e sigillando il voto alla patisserie all’angolo.
Datemi una crepes dolce e vi solleverò il mondo.

Che fare adesso? Il fato fortuito e benevolo mi ha portato qui, la mia missione rimane esplorare la Parigi pret a manger. Più facile a dirsi che a farsi. Le strade della zona pullulano di traboccanti ed invitanti vetrine, il sole che si riflette sulle vetrate rende il tutto ancora più mistico e arduo nella scelta.
Non bisogna perdersi d’animo, continare ad esplorare e perlustrare per poi essere degnamente e debitamente ripagati.
E di colpi di fulmine ce ne sono stati.
Il primo è lento, quasi silenzioso, al 62 Rue du Faubourg Poissonnière, con una grande vetrata che incuriosisce ed invita a sbirciare.

Siamo al 5 Fruits et Légumes chaque Joural: banalmente sottovalutato ad una prima occhiata, si è rivelato un interessante bio-alimentare parigino: si può mangiare sui tavoloni in legno, chiedendo ospitalità a chi è già seduto oppure portare via.
Il menù è scritto fuori col gesso ma anche dentro sul muro. Si va dalla pasta al dessert, tutto bio bio bio, visibilmente in accordo con vegetariani e soprattutto fatto proprio li, dietro al bancone con la cucina a vista.
Il packagin è semplice, immediato e tutto è conservato in grossi frigo accanto ai libri da sfogliare. Ce ne sono altri più o meno piccoli in giro per Parigi, si riconoscono dall’insegna nera e arancione con un enorme 5.
Imperdibile: panna cotta + tazza di té.
Per il secondo colpo di fulmine bisogna arrivare al 3 rue de rochechouart per incontrare Aurore et Capucine: storica ed irresistibile pasticceria dove perdersi tra nuvole rosa e viola di meringhe di fiori, dolci di violette, lumini zucchero a velo e un regno di fate. Sconsigliato ai deboli di cuore e favorito per le delusioni amorose.
L’unica ardua impresa oltre a resistere alla tentazione di assaggiare qualsiasi cosa, sopravvivere alle ire della proprietaria non avvezza ad essere fotografata.
Imperdibile: meringa rosa + biscottoni al cioccolato

Terzo colpo di fulmine, direttamente al cuore.
Abbandonate ogni speranza voi che sbirciate da questa finestra al 46 Rue des Martyrs, questo è un degno rivale del mio già ben noto oggetto di desiderio Le Pain Quotidien
Chissà chi vincerà?

Si tratta di Rose Bakery: piccolo panificio, ristorante biologico aperto solo a pranzo, pareti bianche e grossi tavoli dopo il bancone, accolti tra la frenesia di grembiuli bianchi che escono dalla cucina e clienti che si affollano all’ingresso. Tra il british e il francese proprio perchè gestito da una coppia francese-inglese.
Bingo.
La proposta è vastissima, dolce e salato, assiette e tarte, poi verdura fresca, prodotti già confezionati, biscotti, marmellate….. Se si riesce a trovare un tavolo llibero è fatta. Altrimenti si può tranquillamente prendere e portare via.
Imperdibile: tarte au citron

Ed io quella tarte au citron non me la sono certo fatta scappare.
Ho lottato.
L’ho sognata, agognata, presa e portata via. Fuori, su una panchina, perchè era giusto così.
Pret a Manger.

L’ho gustata ed assaporata, pienamente goduto delle mie aspettative, ho tratto le mie conclusioni di quel delicato cotrasto tra aspra dolce cremosità e croccante fermezza. Golosa metafora di vita.
Niente a che vedere con la regina di tutte le dolcezze, nostra signora tarte tatin: di grande amore ce ne è uno, ma la suddetta tarte au citron ha risvegliato antichi e nuovi sapori.
Non rimane altro che correre a sperimentare.

tarte au citron
per la frolla
- farina 300g
- uova 2 intere
- zucchero 150g
- burro 200g
- sale qb
per la crema
- limone: scorza grattugiata di 2 limoni + succo
- zucchero 100g
- uova 2 intere
- farina 1 cucchiaio
- crème fraîche 150gr
preparazione:
Per la frolla è sempre la stessa storia: burro morbido a cui unire zucchero, un pizzico di sale, poi le uova e la farina. Lavorare velocemente con le mani, fare una palla e lasciarla riposare in frigo per un’ora avvolta nella pellicola.
Per la crema sbattere le uova, aggiungere zucchero, poi scorze, succo e crème fraîche continuando a sbattere. Mescolare con cura ed accortezza anche la farina setacciata evitando di creare grumi
Stendere la sfoglia della frolla alta 1 cm, foderare una teglia e bucherellare con la punta della forchetta. Infornare a 180° C preriscaldato per i primi 10 minuti. Versare la crema e continuare la cottura per altri 10-15 minuti.
Questo solo in un giorno non propriamente pianificato.
Parigi è sempre Parigi.
Topics: parigi, photo, reportage, ricette, trasferta | 15 Comments »
















January 11th, 2010 at 8:40 pm
ma che bellezza e che tripudio di goloserie!! E la ricetta della torte au citron??? da rubacchiare e addentare nell’immediato!! ^^
January 11th, 2010 at 8:48 pm
Ciao Claudia,
Complimenti , questo post è strepitoso!!!!!
Aniko
January 11th, 2010 at 8:56 pm
non sai quanto mi è utile! parto per parigi tra meno di un mese:D ho già stampato tutto:D
January 11th, 2010 at 9:19 pm
susina, in realtà ormai è diventato quasi un incubo: ogni volta che parto e torno da parigi mi viene l’ansia di TROVERO QLC DI BELLO E NUOVO DA RACCONTARE? Ma poi viene tutto da sé….
ANiko: ma grazie! In realtà ci sono miei vecchii post parigini a cui sono più affezionata e che ancora mi fdanno la pelle d’oca… questo è più INFORMATIVO e diUTILIZZO PRATICO
gennyù. ma dai!?! Anche io riparto per per paris tra nemmeno un mese!!!!! Chissà, magari ci incontreremo sbavanti davanti alla vetrina di qualche ristorante con una baguette in una mano e una crepes nell’altra…..
January 11th, 2010 at 10:59 pm
Che meraviglia di post e foto!!! Ma te sei sempre a parigi
?
Ora proverò questa tartelletta al limone, non ho mai trovato la ricetta giusta eppure le adoro!
January 12th, 2010 at 1:52 am
Aurore & Capucine ! That was my favourite place to have a sweet treat !…
Looking at your pics bring me so much memories…
January 12th, 2010 at 1:51 pm
anche io l’ultima volta che sono stata da Rose Bakery, ho arraffato il malloppo e mangiato su una panchina, in un parchetto nei pressi….
mai assaggiata questa stupenda tarte però!!!!
January 13th, 2010 at 1:07 pm
bella questa guida di parigi!
January 14th, 2010 at 4:01 pm
Che bella atmosfera che si respira in questo post! Viene davvero voglia di innamorarsi di Parigi! DEvo proprio tornarci, per scoprire nuovi angoli, profumi e sapori
Grazie per questa straordinaria passeggiata
January 14th, 2010 at 4:03 pm
ma dai…è carinissimo questo post!!!!!
bravissima..e tra l’altro pur essendo stata + volte a parigi mi ha dati ottimi, nuovi spunti!
a presto
sonia
January 15th, 2010 at 1:49 pm
Mi hai inquietantemente ricordato la signora Dalloway
ciao pyondinaaa :*
davide
January 15th, 2010 at 7:06 pm
Mamma mia! Quanto mi manca Parigi! Poi è strano di leggere quelle o che hai fatto, inoltre a mangiare, Mora (hanno un sito web anche),conosci anche il pain quotidien, tanto BUONO,ci ho lavorato ma a Liegi in Belgio, ci mangiavo e portavo via i brownies e pain au chocolat non venduti lo stesso giorno…. carino questo post! NOSTALGIE! Ciao!
January 20th, 2010 at 6:10 pm
Grazie Claudia!
Girare con te a Parigi è stato sublime.
Come tornarci un’altra volta.
Sei davvero mi-ti-ca!
nasinasi (molto molto invidiosissimi)
February 10th, 2010 at 9:54 am
Che voglia che mi hai fatto venire !!!
May 13th, 2010 at 7:54 pm
[...] non devo parlare:D…. ah!solo una cosa..la ricetta l’ho presa e leggermente modificata, da Claudia Castaldi…ma quanto è brava questa ragazza? 300 farina uova 2 intere zucchero 150g burro 200 g sale per [...]