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Una semplice zuppa tra inverno e primavera per un nuovo set d’illuminazione.

Ebbene si, anche questo è l’ennesimo post sulla gestione della luce sul set fotografico.
Perché sono così fissata con questo argomento?
Semplice, perché la scelta della luce è l’arma fondamentale del fotografo. Attraverso la luce determiniamo l’atmosfera intorno al piatto ed esaltiamo i punti di forza della ricetta.

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Nei mesi passati abbiamo affrontato vari set d’illuminazione: dai più classici a luce naturale, alla diversificazione dello stesso piatto a seconda dell’illuminazione e la differenza tra luce naturale e artificiale.
Questo schema di illuminazione è utile per chi è alle prime armi con la luce artificiale (continua o flash) e vuole realizzare un’illuminazione morbida dalla resa naturale.

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In pratica ho ammorbidito la luce flash sparandola sul muro bianco dietro al piatto, in modo da farla rimbalzare e quindi ammorbidirla ancora di più rispetto al solo velatino, che di solito si posiziona tra la sorgente luminosa e il piatto.
Il pannello di polistirolo ha reso le ombre più chiare e ricche di dettaglio, mantenendo la tridimensionalità e le textures dei vari elementi/ingredienti che compongono la scena.

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L’utilizzo del muro è un ottimo escamotage per chi non ha un softbox in grado di diffondere al massimo la luce.  Con questo trucco ho ottenuto una luce molto morbida e diffusa, ma che riuscisse a disegnare bene i vari ingredienti, con un’atmosfera molto naturale e fresca. Il risultato è alla pari di un grande softbox (molto costoso) oppure di una grande finestra.

Adesso non resta che assaggiarla!