primo-cupcake

Prime prove pratiche per favorire un alto livello creativo-glicemico.

Fresca di ritorno nella calda Milano settembrina, presa da uno smarrimento spazio temporale che non mi vuole più sdraiata sulle roventi bianche spiagge pugliesi, mi sono ritrovata nel panico da rientro.

L’inizio di questo nuovo anno (noi festeggiamo il capodanno dei lavoratori il primo giorno dopo le ferie estive) è come sempre carico di buoni propositi e to do list. Avendo già riordinato l’armadio in ordine di colore, essendomi già iscritta in piscina ed avendo fatto abbonamenti per cinema-teatro-riviste fino a febbraio, adesso manca solo di decidere in quale dolce rimedio dilettarsi nelle giornate invernali.

C’era un’idea che mi frullava in testa da un paio di settimane, ma cercavo di tenerla lontana per la paura del primo incontro e del probabile fallimento. E se non ce la dovessi fare? Inaccettabile, non posso scoprire ora di non essere portata per realizzare dolci delizie colorate.

Ma se non ci provo neanche…

Dubbi, perplessità, incertezze.

Il fato ha deciso per me.

Una gentile mail mi invitava a partecipare ad uno speciale laboratorio di Decorazione Cupcake al California Bakery.

Non me lo son fatto dire due volte.

La serata è stata introdotta da Caroline Denti, a condurre meravigliosamente il laboratorio c’era Michela, la responsabile dei laboratori Showcooking, e Francesco il suo nuovo braccio destro, specializzato proprio in Cupcakes Americani.

Appena infilati grembiuli e cappellini, ci siamo addentrati nel fantastico mondo della pasta di zucchero e del frosting: ognuno aveva a disposizione tutto il materiale necessario per mettere le mani in pasta e dare respiro alla propria creatività, con il costante sostegno dei maestri e delle altre blogger. Con grande emozione ci siamo catapultati in un mondo fatto di nuvole di zucchero a velo, frullatori che montavano all’unisono e cupcake profumati: in due ore Michela e Francesco sono riusciti a tirare fuori il meglio delle nostre doti creative …. ma non voglio svelare di più.

Dopo la bella sensazione di aver concluso dignitosamente il laboratorio, portando a casa il cupcake più posh che il mio subconscio poteva propormi, sono tornata a casa ed ho dormito serena, riponendo in dipensa quello che era avanzato del panetto di pasta di zucchero del laboratorio.

E qui, l’annosa questione: è stata solo la fortuna del principiante o sono in grado di riproporre questa performance anche a casa nella microscopica cucina?

A mia discolpa, posso dire che la pasta era un po’ secca e non avevo a disposizione degli occhi esperti che vegliassero sul mio lavoro. Di buono c’è che non ho perso la pazienza e sono arrivata fino alla fine.

In verità mi trovo abbastanza soddisfatta dell’esperienza, quasi mi dispiace doverli mangiare.

Mentre mi godo la meritata merenda, aspetto con ansia i prossimi laboratori al California Bakery, consapevole di essere già dentro il tunnel di zucchero, e cerco di figurarmi in quale ardita impresa zuccherina mi troverò la prossima volta.