zuppa-orzo

Sapessi come è strano ritornare a …Milano.

E poi si torna a casa.
Si, incredibile ma vero, sono proprio tornata. C’era chi dubitava e si sgomentava?

Stranamente riposata, rinfrancata, rilassata e quasi entusiasta… ma soprattutto infreddolita.
Molto infreddolita.
Ma tu non immagini neanche che freddo e che bolgia.

Gioie e dolori delle trasferte: bello mangiare fuori o nelle altrui case,  colazioni al volo, sbirciando prelibatezze e trangugiando il possibile sostenibile e raccontabile.

Ma la soddisfazione della propria cucina?
Il fatto è che fa freddo. Eh si caro mio, fa proprio freddino.

Ma com’è che siamo ancora nel bel mezzo dell‘inverno? Ah già,  siamo a gennaio, ottimo periodo per uno sfrontato letargo e dare adito alle sane abitudini invernali e intrepida vita casalinga. Vedi delizia di zuppe e zuppettine, largo a vellutate fumanti, verdurine e cereali, i miei mille barattolini di spezie, l’olio bono, i miei mestoli e tutte le mie pentoline.
Ah sapore di casa.
Che voglia di zuppa.

Si, proprio di zuppa.

Si ma aspetta un attimo.

Per tutti quelli che basta versare il contenuto di una busta in 750 ml di acqua fredda, per chi è diviso in tre comode mono porzioni,  per coloro che portano ad ebollizione e girano a fuoco moderato per 10 minuti….

perchè invece non provare l’esultante ebbrezza di lasciare a bagnoaffettare, sminuzzare, girare e aspettare,  condire e poi orgogliosamente mangiare?

Ebbene si tesoro, tutti abbiamo un passato da piatto pronto, inutile negare.

Ma fatto il breve passo verso l’emancipazione alimentare non si torna più indietro, fidati.

Aspetta, c’è di più.

Oggi ad affrancare questa mia teoria, c’è anche questo pregevole barattolo di peperoncino quasi dimenticato ma che adesso dice provami provami.
Arrivato all’improvviso, regalo ricevuto nella frenesia prima di partire, banalmente osservato e subito preso e messo sulla mensola a perdersi tra i mille e mille altri barattoli.
E come si fa a dirgli di no?

Suvvia, non possiamo certo lasciarci scappare questa occasione.


E non finisce qui.

Per osannare e condire ci vuole l’olio bono che Cecilia mi ha portato dalla Sicilia, come fanno i devoti che tornano dal pellegrinaggio a Lourdes con la boccettina d’acqua santa.

Per santificare il tutto direi dei crostini fatti ad hoc: sapevi che su di me il pane ha un potere terapeutico ?

Poi con il prezioso ausilio del pacco dono di Simo, sforniamo foglie di pasta brisè spolverate con semi di papavero e già noto peperoncino. Benedetti siano i coinquilini all’estero, che dal Canada ci deliziano con regalini e gadget culinari.

Bene, direi che c’è tutto. Rapida occhiata per localizzare gli altri ingredienti necessari, alza pure il volume che questa mi piace da impazzire, un bicchiere di rosso grazie, a me il grembiule prego: che la performance abbia inizio.

Ecco quindi la personalissima ricetta della fumante zuppa in questione:

Zuppa d’Orzo Perlato

  • orzo perlato 150gr
  • scalogno 1
  • costa di sedano 1
  • carote 1
  • cipolla rossa 1 piccola
  • vino bianco secco 1/2 bicchiere
  • patata 1 media
  • prezzemolo tritato
  • olio evo
  • pepe e sale
  • peperoncino
  • sesamo

procedimento

Ammollare in acqua fredda l’orzo per un paio di ore, e sciacquarlo bene. Alzare la musica. Poi un bel battutino a ritmo con scalogno, cipolla, sedano, carote e un leggero soffritto con olio bono da sfumare con il vino bianco. Aggiungere la patata sbucciata e tagliata a pezzettini, scolare e versare anche l’orzo, una fiammata al volo e subito coprire il tutto con un bel po’ d’acqua.  Bollire e mescolare talvolta, fino a che l’orzo sia morbidamente cotto.  Si mangia bello caldo, salato e pepato, spolverato di prezzemolo fresco e sesamo, abbondante peperoncino secondo coscienza.

Crostini ancora caldi di forno da inzuppare e un bicchiere di rosso.
La morte sua? Ancora un po’ d’olio bono a crudo.

Passato un po’ di freddo?