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Francesi avvisati, mezzi salvati.

Il giuoco delle partenze e degli arrivi riprende, l’arte del fare e disfare valigie continua.
Ed anche stavolta come da copione, sto per tornare a Parigi, la città dove tutto è possibile.

La scusa ufficiale? Ma naturalmente l’evento mondiale ed internazionale per la fotografia che tenta ogni volta di presentare una visione panoramica di vecchie e nuove espressioni fotografiche, l’annuale appuntamento con  Paris Photo al Carrousel du Louvre, novembre parigino dove la fotografia diventa protagonista in ogni angolo della città.

Bene, questa è la versione politically correct, culturalmente motivata. Poi ci sarebbe anche la parte socio-emotivamente utile: quella di rivedere lontane facce amiche, assaporando vecchie e nuovi sapori, tra boulevards e bistrots, uno scricchiolio del vecchio parquet e il luccichio dei comignoli che sbufffano.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, o almeno dall‘ultima fugace presenza parigina.

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I mesi sono passati veloci, sembra davvero ieri.
L’ultima trasferta francese voleva rievocare il vedere Parigi la prima volta: prendi la tua migliore amica che senza nessuna motivazione plausibile afferma di non essere mai stata alla Ville Lumière, e la trascini di peso tra boulevards, bistrots, café, stradine, parchi, monumenti, punti fermi, arguzie, amici, gatti, affetti, sapori, intonazioni, libri, pane e missioni esplorative culinarie….

Prima fondamentale certezza del girovagare è stata Poilaine, la boulangerie da cercare in rispettoso e sicuro pellegrinaggio, pronti ad immolarsi alle vetrine e sbavare al profumo di pane biscotti che ammalia i passanti. Impossibile non fermarsi almeno a guardare.

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Ufficialmente niente di nuovo: una boulangerie, del pane, delle baguette, dei biscotti.

In realtà una appasionata storia di panecostantemente alla ricerca di ingredienti migliori e le migliori tecniche di produzione, piccola gamma di tipi di pane per garantire la loro qualità, tutto cotto nel forno a legna.

Lionel Poilâne ha iniziato tutto nel 1932, un giovane fornaio che dalla Normandia è venuto a Parigi per aprire il suo primo negozio. La sua boulangerie si trova ancora là, al 8 rue du Cherche-Midi in artsy Saint-Germain des Prés.

Quattro ingredienti: acqua, farina, sale, lievito. Eppure questo pane non teme concorrenza, perchè è buono e sano. E’ innegabilmente bello, profumato e croccante, riconoscibile tra mille per quella sua P disegnata con la farina. Potrei stare a disquisire su quanto son buoni anche i biscotti i quelle deliziose e perfette scatoline e degli interni in legno ed il lampadario in pasta di pane. Oppure potrei descrivere le vetrine perfettamente appetitose e in linea con l’idea di genuino che si addice a questa tipologia di panificio, e la cura con cui tutto è gestito e preparato.

Ma anche no, non mi sbilancio. Vale la pena andare a vedere di persona. Altrimenti che pellegrinaggio sarebbe?

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Piace vincere facile, eh.
Centro storico e profumo di pane  che scioglierebbe anche il più cinico degli inappetenti. Susseguirsi di languide vetrine, dolce e dolcissima Parigi con sfumature e intonazioni abbastanza familiari per sentirsi a casa ma altrettanto sconosciute che trasformano tutto in novità.
Ristoranti etnici e tradizionali, scalinate e ringhiere, tetti e lampioni, piastrelle bianche e vento in metropolitana, scorci e angoli e lampioni seminascosti…

Parigi fa tutto da sé, basta seguirla: è lei che ti prende la mano è ti porta in giro, ti culla e ti trascina. Ogni angolo è sorprersa e luce romantica.

Niente di follemente innovativo mi è piomato tra le mani, ho fatto solo da Virgilio tra le solite emozioni: “….tutto si mescola perfettamente a Parigi, sensazione di cambiamento e innovazione che trasuda da ogni muro, sasso, albero, strada e un radicato senso di storia e tradizione. Forse una città un po’ inventata e mai esistita, ma sicuramente d’atmosfera e di storie….”

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Ho giocato in casa, è vero. Ma la svolta è stata scoprire anche tante debolezze e peculiarità di una sorta di quotidianeità parigina:
café au lait e tarte tatin come piovesse,  aperitivi all’ Hemingway Bar Paris e cenette al Sapporo Ramen.

Infinite passeggiate sul Canal Saint Martin prima di chiacchere e birra A Le Rendez-vous des Amis, facce e sorrisi che ti ricordano che ” a volte casa non è un luogo“.

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E soprattutto un sentito ringraziamento a Gaétan Picon, l’inventore del Picon Biere, storico aperitivo scoperto nell’ultima peregrinazione Parigina.

Ah il Picon Biere !
E’ il sogno romantico, l’aggiunta della magia in una serata banale e quotidiana, quella che fa di una normale birra un cocktail indimenticabile, leggero ma di carattere, spavaldo che allieta e trascina il semplice e quotidiano aperitivo.

Eh si, come manca quel barretto là dietro quell’incrocio…mmmm

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In sintesi: tutto estremamente bello, ma pur sempre solito giro, angolo e  gradino di marciapiede perfetto per il tramonto parigino che ormai già segnalano  in terra coi gessetti… il tempo dei giochi parigini è finito.
E’ ora di iniziare il lavoro sporco.
Non si può continare a saltare da una colonna e l’altra del giardino del Palais Royal, oppure provare immensa gioia solo a scrutare gli scaffali alimenetari del Monoprix in cerca di usanze e stravaganze quotidiane francesi.

Quand le vin est tiré, il faut le boire.

Bene, quindi fissare il momento un attimo e proseguire.
Avanti dunque.
Manca solo di finire la valigia, riordinare le idee e vedere che succede.

Paris, j’arrive.

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