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Nel ventre di Catania, in solitaria missione mi addentro nel più antico e proverbiale Mercato del Pesce.

Perdersi nei mercati è notoriamente il modo più veloce e repentino per scontrarsi con la realtà di una città. In un attimo sincere tradizioni e vere consuetudini si palesano. E’ un evento sociale, qui le abitudini non cambiano.

Chi può dirsi salvo e non subire il fascino istintivo di un mercato? Modi di dire, voci che ti chiamano, i colori e gli odori, la moltitudine di persone con le loro storie e i loro volti…

E soprattutto l’esperienza non insegna nulla: inutile documentarsi o prevedere, ogni mercato è diverso da un altro, ogni volta è come la prima volta, sempre nuovo e sempre diverso. Inatteso e imprevedibile, la curiosità del non sapere cosa ti aspetta.

Questo in particolare, è molto di più.

mercato del pesce

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Dietro il Duomo di Catania, nel tunnel delle mura di Carlo V, si snoda il mercato del pesce, un po’ all’aperto e un po’ coperto.  Mi addentro fiduciosa tra le viscere di questo mirabolante mercato meglio conosciuto come la Pescheria:  fuori luce estiva che acceca e caldo che ribolle,  dentro il buio e il fresco tra muri di pietra.

Nel cuore di questo mercato, i banchi sono di marmo, legno o direttamente sulla pietra delle mura. Il cielo è fatto di tendoni rosso sangue che si riflettono nelle pozze e colorano l’acqua, come il sipario di uno teatro che si apre davanti a voi.

sssiori e ssiore, ecco a voi. Che lo spettacolo abbia inizio.

mercato del pesce

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Pesce, pesce, pesce.
Lungi da me scontate aspettative, inutili previsioni  allontanate in uno sguardo, la sola vista della quantità e varietà di pesce su piazza immobilizza: non ho mai visto così tanto pesce e tutto insieme. Banale come prima reazione?

Odore forte che saetta direttamente al cervello: è il profumo del sale e del mare, della barca, della fatica e dell’appena pescato che trafigge.

Gli occhi si spalancano e le pupille si dilatano, subito predatore: non c’è compassione o pentimento, lo squalo latente dentro di noi inizia a girare intorno ai banchi stracolmi e gocciolanti, come fossero ancora prede vive.

Intorno l’incessante susseguirsi di persone, entrano ed escono inarrestabili da tutte le direzioni, acqua che sgorga e ghiaccio che si scioglie. Il battere di coltellacci sui banconi e il gettare pezzi e fettone sulla bilancia.

Ti infili e ti fai largo, ti volti e guardi più in la, ti giri e ti fai spazio mentre un’incalzante orda di gente e di voci ti scivola addosso.

mercato del pesce

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mercato del pesce

La Pescheria di Catania è fatta di tendoni rossi e mura di pietra, ma soprattutto di acqua. Fiumi e fiumi di acqua, tra le sorgenti vive di quella di scolo del pesce e quella lacustre del ghiaccio che si scioglie. Nel mezzo i miei piedi e la mia beata ingenuità.

In questi giorni di Sicilia i piedi sono stati protagonisti: su scogli bollenti, tagliati dal mare, neri dal camminare scalzi, rotti e gonfi dal camminare, morbidi e profumati dopo doccia e crema.

Adesso nell’acqua fredda del Mercato del pesce. Sandali, mossa sbagliata?

mercato del pesce

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Chiamiamola mancata scaltrezza o innata propensione verso il  difficile, difatti sandali. Non curante, rimango in balia di acqua che s’infiltra, di turisti spaesati e della ricca fauna di questo mercato.
Lotto per la sopravvivenza.

Perchè qui non è un fluire come al Mercato di Parigi dove ti fai cullare dolcemente dalla corrente. Qui è schivare e districarsi tra acqua e persone, allertando tutti i sensi in vista della preda.

Si diceva pesce dunque.
In quantità e qualità sopra ogni più rosea aspettativa.
Banchi traboccanti di quintali di pesce, di ogni forma, dimensione e colore: maestoso pesce spada che scruta, cassette piene di gamberetti, ricci, vongole e telline che si muovono ancora, pescini e pesce azzurro luccicante, polpi che tentano la fuga, enormi carrelli stracolmi di pescioni a bocca aperta, pinne  squame e la totale mia ignoranza sull’infinita varietà a disposizione.

mercato del pesce

mercato del pesce

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In ogni angolo c’è chi sciacqua e prepara, taglia e affetta, pulisce e sistema. Ognuno sa cosa deve fare, incalzando e initterrottamente, arrivando con casse e carrelli colmi.

Si respira l’odore del mare, la fatica del pescare e  l‘orgoglio dell’appena pescato, del pesce freschissimo, del venite a vedere che roba,  questa si che è pesca miracolosa, venite e guardate, si muove ancora, respirano…

Questi muri di pietra parlano, raccontano di storie per mare, di braccia forti, scure e salate, di reti e di lotta tra le onde. La Pescheria coi suoi pesci maestosi e il privilegio del pescato. Una melodia quasi arabeggiante questa moltitudine di storie, voci e volti.

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Niente di più profetico, un segno premonitore questa ultima mattina al mercato di Catania.

La Pescheria ha quasi finito il suo mirabolante spettacolo lasciandomi stordita, coi piedi fradici, gli occhi colmi e incuriosita sul finale della storia. Tra poco gli eventi prenderanno il loro senso, saprò da chi lungamente sa.

E’ tardi, si parte alla volta di Ragusa….

mercato del pesce

..to be continued…