sicilia

Tutto è cominciato così. Con una granita di gelsi e una briosche. Semplice, immediata.
Sono facilmente corruttibile?

Al primo cucchiaino si apre un mondo, in un attimo ti ricordi della prima volta che hai messo piede su quest’isola e ti chiedi perchè hai aspettato tanto a tornare. E come tutte le cose buone che ne vorresti ancora un pezzettino.

gelsi

Eh si. La Sicilia.
I mille dubbi e incertezze spazzate via da una granita siciliana con briosche ad Acitrezza, il primo giorno, appena arrivati. Aspettando Giovanni il Poeta che con la sua barca ti porta direttamente alla laguna blu.

Le nuvole, il sole… Il primo di tanti giorni, stando in acqua fino a che le mani e i piedi avvizziti ti implorano di uscire,  occhi gonfi di sole e la pelle calda di sale, con la pancia piena di dolce granita.
SI POTEVA CHIEDERE DI PIU?

acitrezza

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PARADISIACO è quello che banalmente mi viene in mente adesso.
Dieci giorni così, in Sicula Terra tra mare e cene luculliane, giorni che stordiscono dal caldo ma cullano lo spirito,  lasciando un bel segno e non solo dell’abbronzatura.

Il risalire e trovare l’inizio di tutto, prendendo atto della causa scatenante che mi fa amare la Sicilia è stato facile, ma poi come proseguire? Cosa raccontare delle mille e mille avventure?

Ah beh, potrei a lungo disquisire sulle infinite colazioni e  quale sia la regina di tutte le granite, oppure  narrare di un mare così blu che sembra rimanga l’azzurro nelle mani, dopo ore di sole che spacca le pietre, la brezza con un cielo di luce e di nuvole al tramonto,  degno di un colossal cinematografico.

acitrezza

Potrei cercare di raccogliere le forze e di fermare il momento dell’arrivo a Catania, che ci accoglie di rosso vestita alle finestre e passanti in saio bianco per preparativi della festa di S.Agata.

Ah Catania! Per me ormai la città inaspettata, con le sue stradine misticamente sempre discesa, dalle disarmanti vie piene di chiese una di fianco all’altra, e delle scalinate del centro storico che si riempiono la sera per dare da bere agli assetati.

L’imbarazzante ospitalità Siciliana che fa dimenticare le ore di vita e di sonno perse nell’improbabile e impagabile viaggio sul treno della speranza, edito ferrovie dello stato.

I mirabolanti e onnipresenti dolci, briosche e biscotti perfettamente zuccherevoli, i lunghi ceri per strada, pronti per i devoti o per estemporanee conversioni, il sublime caffé freddo e densi gelati venduti per strada, il traffico in macchina e il labirinto dei sensi unici, i camioncini all’angolo che vendono frutta e verdura in sacchetti di carta pesante.

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Oppure potrei coinvolgervi con tematiche più socialmente attuali, come l’imbarazzante caldo che ribolle per le strade, e le tecniche di sopravvivenza del girare per casa scalzi e in mutande.

Anche del boccheggiare in terrazza,  sdraiati sul pavimento a pelle di leopardo e della benefica finale svolta che hanno avuto  chioschi catanesi di limone e mandarino: hanno riportato su alte vette il mio fragile equilibrio psicofisico-estivo.

Potrei continuare sul dormire nella casa dai muri spessi, con il sole che filtra dalle tapparelle tagliando il pulviscolo e sognando in coma vigile dall’afa quella suddetta e benedetta granita di gelsi neri, tanto cercata ma mai più trovata.

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Altrimenti potrei lanciarmi nello svelare misteri e aneddoti dei Mercati all’aperto: tra luce e profumi, sotto il sole  a picco e tra la folla che ti spinge e chiama con strani accenti.  Mostrare e condurvi per quelli coperti, tra il freddino dei muri di pietra e l’acqua di scolo dei banchi del pesce che filtra e s’infila nelle scarpe.

Oppure condividere ore ed ore liete di cene meravigliose a base di pesci mitologici appena pescati e unicorni  che corrono intorno ad un tavolo, discutendo su quale sia l’ingrediente che fa così buone quelle polpette, irresistibile la tipica cipollata e perfetto il rosolio alloro e cannella.

Sulla fiducia, la prima volta di carne di cavallo non si scorda mai.

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macelleria

E come non citare la difficile ed amletica scelta dell’arancino? Potevamo esimerci noi dal pellegrinaggio verso la pasticceria Savia , regina catanese dell’arancino come dovrebbe essere? Certo che no, diamine.

“…..ah questa pasticceria è storia,
la devi proprio vedere..
Sarà affollatissima, un delirio ma merita…”

E così è stato. Affollata, delirante di braccia alzate al bancone con scontrini alla mano, ma cavolo se ne è valsa la pena.

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Arancini bollenti e birra gelata dopo una giornata passata al mare. Dovrei per premura aggiungere altro?

“…..Scegli tu, davvero. Sono in preda all’imbarazzo della scelta.
Io davvero non saprei quale preferisco…”

Disquisizioni degne di una tribuna elettorale in televisione, per discutere e affermare con certezza quale sia l’arancino per eccellenza: al ragù o al burro? Magari quello col prosciutto?

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In alternativa potrei raccontare del viaggiare in macchina, ancora più a sud verso Ragusa.  La strada che si apre, il caldo e i muretti a secco. La voglia di fare e la gioia immotivata del dover aspettare. Il fare l’aereo con la mano dal finestrino e il sole e il vento che intanto ti prendono a schiaffi, e pensare pensare, sognare…

“…Al sole senza crema vengono le rughe, ma mai quanto al troppo pensare…

mater dixit

Il fermarsi a mangiare al volo un pezzo di Scaccia, riuscendo a districarsi nella scelta tra quelli con ricotta e fave o pomodoro e cipolla. E poi via, si riparte.

finestrini

verso ragusa

Salite ripide e discese improbabili a Ragusa. L’inaspettata bellezza dello scorcio di Ibla che ogni mattina ci dice buongiorno con le marmellate di Laura. La sorpresa celata dei biscotti di Modica, la fatica e l’orgoglio della risalita per i laghi d’Avola, dopo una giornata di tuffi dagli scogli bollenti e l’acqua cristallina delle cascate.

Il forzato dolce rilassamento casalingo in attesa della cena, sonnecchiando sotto la santa e benedetta ventola a soffitto, i dubbi nella pancia vuota e le certezze della pancia piena.

Il barocco perfetto di Ragusa Ibla e di Noto, lo stare al mare tutto il giorno fino al tramonto, tornare  in macchina con il sale che si scrosta dalla schiena e rinfrancarsi con una doccia infinita prrima di ripartire per la serata.

Il tutto condito dal pesce sublime, prontamente pescato e cucinato da chi sa il come e il perchè.

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Potrei raccontare questo ed altro, ma forse no. Sicuramente non ora. Sono in piena crisi da imbarazzo della scelta.

Strappatemi gli occhi e rovesciatemi il minestrone bollente addosso.

Chiedo venia, ma voglio latitare ancora e rimanere un po’ sospesa nel riguardare e ripensare.

Ci sarebbe così tanto da dire. Forse devo sempre digerire e assimilare, rielaborare le tante storie e i tanti posti.

E tutto è iniziato così, con una granita…

colazione

to be continued