barcellona-casa-josemiguel

Gran peccato non può star celato…

Distrutti da un viaggio devastante, una casa ci accoglie, una cucina ci fa sognare e ci svela questi tre giorni a Barcellona.

Oggi ho corso per essere qui, in questa cucina. Ce l’ho fatta, sono arrivata in tempo per vedere questo coniglio immolarsi per la nostra cena, tra le mani e i coltellacci di Jose Miguel.
Chiedo venia, che il coniglio non me ne abbia.

_mg_3028

o2

_mg_30251

Mi piace entrare nelle case. Il puro piacere di trovarsi in altrui dimore e vissuti. Sfrutto il viaggiare low cost per avere la scusa seria e credile di imporre la mia presenza fisica e farmi ospitare.

Da brava vouyerista, guardo e scruto ogni angolo della casa ospitante. Inseguire storie e biscotti. Guardare dentro i frigo e le dispense, in cerca di ordine maniacale di barattoli o disordine di latte andato a male in frigo.

Mi appaga guardare chi cucina. Nella propria cucina, nel suo territorio, con tutti gli oggetti dove devono stare, con le proprie abitudini, trucchi e segreti.

65

Come entrare in una camera, aprire l’armadio e provarsi tutti i vestiti stando allo specchio. Ti metti addosso le sensazioni di qualcuno .

Puro godimento di un parassita che succhia la vita altrui.

Di ascoltare la sua musica, di vedere quale marca di pasta preferisce, quanto aspetta prima di buttare via roba aperta, quanto dura il formaggio nel suo frigo. Cosa fa del pane ormai secco. Cocacola o Pepsi? Burro o margarina? Frivolezze.

pane

Stasera mi diletto con Jose Miguel, padrone di casa che ci ha adottato a Barcellona. Mi preparo per la sua paella nella sua cucina.

Coniglio c’è.
Riso c’è.
Una cassa intera di ingredienti.
Vino e musica ci sono.
Coltellacci e padelle, presenti.

Calma e sangue freddo, iniziamo con questa Paella.

mix

Cucina piccola, come ascensore piccola, prima tende all’imbarazzo, poi alla forzata convivenza e famosi discorsi da ascensore. C’è il vino che scalda, ci si abitua, e la musica porta alla condivisione intimistica.

Destrezza nel non sbattersi addosso o rovesciarsi bollenti padelle. Si familiarizza, ci si abitua con gioia, lentamente agli altrui movimenti in angusto spazio, ogni tanto inciampiamo e ci schiviamo.

75

Il limite e il vantaggio di non parlarlare la stessa lingua, situazione potenzialmente ostile di dover comunicare con sguardi, gesti e movimenti.

Caticchiamo e sorridiamo. Con lo sguardo.

Chaiccherare, canticchiare e bere vino cucinando… c’è altro da chiedere? E’ l’esperienza che preferisco in assoluto. Con calma, silenziosamente fai tuoi i suoi gesti e i modi di muoversi,  dribblando fumo, schizzi di sugo e olio, fuochi e pentole.

mix2

In situazioni come queste riscopro quello che mi è sempre piaciuto di tutto questo cucinare: provare nuovi ed eccitanti piatti, misteriose ricette con ingredienti sconosciuti, e tutte le riflessioni che conseguono da avere a che fare con chi le sta preparando davanti ai tuoi occhi.

Ma ahimé, questa particolare paella con coniglio di Jose Miguel, rimarrà di ingredienti incerti, causa del mio imbarazzante spagnolo che non ha saputo cogliere i segreti. Posso provare ad intuirne la ricetta, ma non credo che faccia la vera differenza. Mi dilungherei più volentieri sul sapore e la brezza di questa paella vissuta sulla terrazza  Jose Miguel.

o4

72

Case altrui, altrui passi. La danza della cucina. Ci continua a cullare il vino, la musica e lo sfrigolare delle padelle. Il rumore del riso versato, la gente che ride in salotto, il rumore secco del coltello che affetta. Il giusto relax pre-cena, prima di una degna serata che ci aspetta Barcellona. C’è chi entra e c’è chi esce dalla cucina a fare il pieno del bicchiere, il campanello suona e la casa lentamente si riempe.
La cena è pronta. Iniziamo la serata.

31

Ecco questo è l’inizio.

Il potenziale di qualcosa, vorticosamente soleggiato e fumoso. Tre giorni a Barcellona. La città turba, per il mare, la brezzale nuvole e la gente.

03