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Cinque giorni a Parigi. Appena di ritorno devo lasciare decantare le facce, le storie, i luoghi, i vecchi e nuovi amici….

L’atmosfera è sempre così meravigliosa a Parigi,  tra boulevards, bistrots, café, stradine, parchi e monumenti.
Il solito angolo di Rue Saint-Honoré, lungo la Seine vicino a quell’ albero,  la piazzetta con la fontana dietro casa, i ristoranti di Rue Sainte-Anne, sulle panchine e seggiole di ferro verde nei parchi…..

Vous avez choisi ?

Tutto si mescola perfettamente, storia, tradizione e questa sensazione di cambiamento e innovazione che trasuda da ogni muro, sasso, albero, strada. Forse un po’ inventata e mai esistita, ma questa città mi calza a pennello, ogni volta riesco a ritrovarmi e reinventarmi.

À vaincre sans péril, on triomphe sans gloire
(Corneille)

Ora il sapore è diverso, più buono. La Parigi da turista è stata sdoganata, stavolta ho sentito la Parigi delle persone.

L’appartamento di Parigi accoglie, scalda dall’inverno Parigino,  tranquillizza e racconta tutte le sue storie tra uno scricchiolio del vecchio parquet e le montagne di libri sparsi. Ma soprattutto apre le sue finestre sui tetti di Parigi.

Ah, i tetti !

Scrutare i tetti radenti, con una tazza di café au lait e il profumino di pain au chocolat appena preso alla boulangerie sotto casa. Tetti e abbaini, comignoli e tubi che sbuffano, scale e scalette: da qui si vede tutta Parigi.

Niente sfugge.

Questi tetti grigi sotto un cielo bianco, con le finestrine che ti guardano… all’improvviso inizia a piovere, tutto è grigio e coperto, ma inaspettato filtra sempre un po’ di sole, e tutto comincia a brillare!

Ogni volta, tutte le volte, costantemente. Succede sempre così. D’altro canto siamo a la Ville Lumière.

Il freddo e la città che si prepara al Natale, camminare per ore col vento gelido in faccia ma col sorriso stampato e lo sguardo sognante… niente di più amabile di un dolce rientro dopo un estenuante giro.

Si cena al caldo, l’ appartamento all’ultimo piano di questo bel palazzo, nel tepore di una cucina parigina, cucinare e chiaccherare con un bicchiere ovviamente di champagne, buttando un occhio alle finestre e scrutando i tetti e le altre case che piano piano si accendono.

SOTTO I TETTI DI PARIGI

À la Carte

  • Champagne e cruditè
  • Tazza di brodo di pollo
  • Lesso di pollo e acciugata
  • Zucchine al pepe rosso
  • Uvetta e gingembre candito

Champagne è d’obbligo, siamo a Parigi. Il brodo è necessario, fa freddo. Lesso di pollo e acciugata è vizio: troppo ghiotta, non si sfugge. Zucchine al pepe rosso sono la moralità e lo sfizio, è verdura per sentirsi salubri ma con il pepe che stuzzica. Uvetta e gingembre sono l’ assuefazione, niente di più facile che cadere nella dipendenza dello zenzero candito.

Acciugata x 4

  • acciughe sotto sale 8
  • aglio 1 spicchio
  • olio di oliva

In un pentolino far dorare a fuoco basso olio e aglio schiacciato. Disliscare le acciughe e farle sciogliere lentamente nel pentolino, sempre a fuoco basso. Prima di sevire, togliere l’aglio.

Zenzero Candito

  • zenzero fresco 500 g
  • zucchero 400 g

Pulire lo zenzero e tagliarlo a cubettoni di 2-3 cm. Lessarlo in acqua per una ventina di minuti, scolarlo e lasciarlo raffreddare. Metterlo in una casseruola con lo zucchero e ricoprite con l’acqua. Bollire fino a far evaporare l’acqua, mescolando talvolta. Quando lo zenzero sarà trasparente e l’acqua asciugata, togliere dal fuoco e disporre lo zenzero su carta da forno. Eventualmente rispolverare con lo zucchero.


E mentre si mangia, indagare, guardare, per rubare dagli occhi delle persone il vissuto e le sensazioni di com’è vivere a Parigi.

Rivoluzione.
Sempre nuova, ti rapisce e ti accoglie.

Ultimo bicchiere di champagne, ultimi sguardi. E’ tardi. Domani la giornata è lunga, le finestre si sono spente e i tetti si intravedono appena.

Ecco, adesso so cosa mi mancano.
I tetti.

Sono quasi pronta per raccontare questi giorni passati alla Ville Lumiere.

Rien ne sert de courir, il faut partir à point
(La Fontaine)